WESAK | 2021 di Davide Russo Diesi

WESAK FESTA BUDDHISTA MAGGIO 2021
| La video-lezione la trovi all’interno dell’articolo – scrolla la pagina.

Wesak è una parola originaria dell’antica lingua sanscrita e sta ad indicare il plenilunio di aprile-maggio che cade nella costellazione del Toro (le Pleiadi). Il Wesak è la più importante Festa Buddhista, celebrata in molti paesi soprattutto in Asia, tra cui India, Tibet, Nepal, Filippine, Cina, Giappone, Indonesia, Thailandia, Cambogia, Sri Lanka, Birmania, Mongolia, nella quale si celebra la nascita, l’Illuminazione e il distacco dal corpo del Buddha come Essere liberato, che avvenne nel 483 a.C., durante la notte del plenilunio nella costellazione del Toro.

Nel 1950 in Sri Lanka l’Organizzazione Internazionale dei Buddhisti, la World Fellowship of Buddhists, decide di celebrare il Wesak come il giorno del Buddha a celebrazione del suo compleanno.

Nel 1999 il Wesak viene riconosciuta Festa Buddhista ufficiale dalle Nazioni Unite e da questo momento in poi verrà inclusa ufficialmente come festa tradizionale in molti paesi del mondo.

I Buddhisti praticanti oggi sono più di 300 milioni. Il Buddhismo è una delle religioni più antiche e diffuse nel mondo, ma anche un pensiero filosofico e una dottrina di vita alla cui base c’è l’altruismo, l’amore incondizionato, la compassione, la gratitudine e soprattutto la pace. Nell’animo altruista Buddhista c’è anche una grande solidarietà verso chi è meno fortunato: in questo giorno, infatti, si fanno offerte e doni a chi è malato, a chi è molto anziano e ai poveri.

Il senso comune delle celebrazioni del Wesak nei vari paesi resta sempre lo stesso: essere un canale di Luce, mantenere attiva la connessione spirituale, amare tutto ciò che ci circonda e gioire delle meraviglie che la vita ci offre con gratitudine, concentrarsi sull’amore, sulla compassione e sulla fratellanza. Wesak significa festeggiamento della Luce che giunge agli uomini che si sono illuminati. Il Buddha è l’uomo che si è illuminato per eccellenza, ha raggiunto tutti i cieli possibili fino a quel limite che viene chiamato il cielo della non-rinascita, che per gli Induisti è il Nirvana.

Il Buddhismo si divide in diverse scuole, tra cui le più importanti sono il Buddhismo della corrente Mahayana e quello della corrente Theravada. Di recente si è tenuta una grande riunione on-line in diretta con la partecipazione di tutti i paesi dove il Buddhismo è prevalente, per celebrare e donare la propria preghiera al Buddha e ricordare la promessa che nel giorno del Wesak il Buddha fece all’umanità.

Il Wesak, infatti, è la festa della promessa del Buddha all’umanità, davanti al portale della non-rinascita: Egli promette di non varcare il portale, ma rimanere sulla soglia e di voltarsi ed ascoltare ancora ed ancora il grido di sofferenza dell’umanità, ma anche il grido di aiuto da parte del regno animale, dei suoi amici animali, che vengono uccisi ogni giorno per diventare cibo per l’uomo. Il Buddha aveva un rapporto bellissimo con tutti gli animali, anche quelli feroci, e soprattutto con i cervi della foresta dove rimase a lungo conducendo una vita ascetica assorto nella meditazione.

Le anime che accedono al Nirvana non rinascono più ed il Buddha, che non rinascerà più, ha fatto anche un’altra speciale promessa e cioè che durante il plenilunio del Toro Lui tornerà sul piano fisico della Terra e non tornerà da solo, ma insieme alla Gerarchia dei Grandi Maestri Iniziati, per donare la Loro grande Luce di benedizione e di guarigione all’umanità intera, che si trova nella sofferenza e nel dolore.

Durante il Wesak, celebrato in diretta con Zoom il 27 maggio 2021, si è verificata una speciale interazione con gli Esseri Fini, gli Angeli Custodi, gli Arcangeli, i Maestri di Luce Iniziati della Gerarchia Bianca Spirituale che sono intervenuti; da queste Fini e Sacre Presenze possono giungere dei momenti molto ispiranti secondo lo stato d’animo di ciascuno di noi nella volontà di essere nel qui ed ora, presenti con tutti noi stessi, come dei magneti che attirano le benedizioni degli Elementi Fini Spirituali.

Guarda il Video della Lezione:

I Maestri della Gerarchia Bianca Spirituale nel giorno del Wesak si uniscono al Buddha, al Cristo, ai Grandi Maestri del Lignaggio Giri come Mahavatar Babaji, Lahiri Mahasaya, Sri Swami Yukteswar Giri Ji, Paramhansa Yogananda: per accoglierli e porgere Loro la nostra devozione bisogna unire le mani nel semplice saluto del Pranam, il nostro saluto al Dio Presente Santo, alla Spiritualità Fine, a tutta la Fratellanza Bianca Universale che scende su questo livello terreno durante la cerimonia del Wesak. Il mudra del Pranam fa convogliare il nostro saluto a tutti i Maestri presenti alla cerimonia; è il mudra del Namasté, l’inchino a Dio, a quel Dio presente in ogni cosa.

Durante questa cerimonia è importante avere a disposizione della frutta e dell’acqua da offrire.  Nel Wesak l’elemento acqua è molto importante, in quanto il Buddha scende su questo piano terreno per benedire questo elemento, che viene utilizzato per purificare e santificare il proprio karma. Durante la preghiera, che viene offerta dopo il Pranam, si versa dell’acqua sempre con due mani verso la terra anche in un contenitore e questa azione aiuta a purificare il nostro spirito dal karma, che è la causa di ogni nostro effetto sia negativo che positivo.

Dopo avere offerto il Pranam la cerimonia continua con una preghiera, l’OM, il suono primordiale della Parola di Dio che trasforma ogni bassa vibrazione in un’alta vibrazione, quella Parola che non passerà mai. OM, AMEN, AUM: così è, così è stato e così sarà sempre, una vibrazione, una frequenza che apre i nostri cuori all’amore incondizionato, di cui tutti noi abbiamo estremamente bisogno.

Per sentire, percepire queste vibrazioni di vero amore incondizionato bisogna collegarsi alla vibrazione che Dio ha creato nell’Universo: cantando l’OM attiriamo come dei magneti verso di noi l’orecchio spirituale dei Maestri, che dal cielo del Nirvana vengono attratti al cielo della Terra. Ripetere OM, AMEN, AUM celebra questa Festa di Luce ed il ritorno del Buddha e del Cristo.

Wesak la Festa dell’Amore del Buddha

Prima di diventare il Buddha, prima di essere l’Illuminato, il Buddha si chiamava Siddharta Gautama ed era un principe di famiglia reale. Un giorno uscendo dal Palazzo incontra casualmente un vecchio, un malato ed una celebrazione funebre: il vecchio lo sfiora, richiamando la sua attenzione e questa è la chiave di volta della sua vita perché ne rimane talmente colpito che dopo poco tempo abbandona il Palazzo, perché vuole comprendere la sofferenza umana di cui non aveva esperienza. Si reca in una foresta dove trova altri sofferenti e malati e vive in estrema povertà, reprimendo tutti i sensi, ma presto comprende che soffrire la fame ed il freddo, mortificando così il corpo fisico, non gli permette di pensare e di meditare profondamente per raggiungere uno stato superiore.

Si allontana dagli altri asceti della foresta e in solitudine siede sotto un albero di Pipal (oggi albero di Bodhi, fico religioso) a Bodh Gaya, in India, risoluto a non alzarsi più fino a quando non avesse allontanato da Sé ogni pensiero, sensazione ed emozione che gli impedissero di trovare le risposte alle sue domande interiori e stabilirsi nella calma.

Dopo anni di meditazione e dure prove comprende allora che la vita deve essere vissuta con equilibrio ed una buona parte di compromessi; afferma di avere compreso il significato della vita, di avere raggiunto la sapienza assoluta e le persone che Egli incontra, come gli stessi asceti della foresta, credono in Lui, nelle Sue parole.

Con i monaci della Birmania, che ho incontrato più volte, abbiamo discusso sul vero momento in cui il Buddha si è illuminato, perché loro affermano che il Buddha si è illuminato da solo, ma c’è una storia dietro. Siddharta, come Francesco, abbandona il mondo che aveva conosciuto fino a quel momento dopo essere entrato in contatto con la sofferenza della vecchiaia, della malattia e della morte; medita a lungo nella foresta circondato da tutti gli animali che gli si avvicinano attratti da Lui e dalla vibrazione che emana e in questa foresta trascorre molto tempo senza bere o nutrirsi.

Nonostante la barba e i capelli lunghi una donna semplice, umile, che lo frequentava nella reggia, lo segue fino nella foresta, lo riconosce e vedendolo così magro e scarno gli porta una ciotola di riso e latte e gliela offre proprio nell’istante in cui Lui sta per illuminarsi, ma anche nello stesso momento in cui ancora provava molta fame ed era debilitato nel fisico.

Siddharta accetta questa offerta e prende un boccone alla volta finché il cibo non è finito. Con il corpo rinvigorito e la mente schiarita stabilisce la Sua consapevolezza. Quindi dice alla donna: “Donna ora porrò questa ciotola vuota nel fiume e se davvero io ho raggiunto l’illuminazione questa ciotola andrà controcorrente perché significherà che posso controllare gli elementi e la forza della corrente stessa del fiume”.

La ciotola rimane ferma nella corrente del fiume davanti a Lui per un po’ di tempo e poi inizia a scorrere controcorrente ed il Buddha dichiara che da quel momento in poi camminerà ovunque per divulgare il Thamma, cioè ciò che ha scoperto sugli elementi della vita, su come governare le emozioni e su come distruggere la sofferenza in modo definitivo. Dal giorno della Sua Illuminazione il Buddha rimane in piedi immobile una settimana con la mano benedicente rivolta a tutto il mondo e lo sguardo fisso all’orizzonte, prima di iniziare il Suo cammino.

Lo stato di Illuminazione di una persona lo si intuisce quando tale persona è in pace, nella quiete e nella calma. Nulla può toccarla perché ha raggiunto lo stato illuminante dell’Essere, è pacifica, ha risolto ogni suo karma con la sofferenza e ha risolto ogni suo karma con la violenza verbale e fisica. Si trova nello stato di ahimsa, la non-violenza che predicava Gandhi e che perseguì tutta la vita in ogni sua azione.

Per questo motivo il mantra più vicino alla filosofia Buddhista è un mantra che attrae la pace verso di noi, verso il nostro cuore agitato, che batte troppo forte: Om Mani Padme Hum. Om è pace: significa vieni a me pace, vieni al mio spirito, alla mia anima perché desidero trovare la pace, che questa pace possa giungere a tutti gli uomini che sono in sofferenza, in uno stato di ansia, di dolore e che sfuggono alla pace.

Om Namo Amitabha, Om Namo Amita Buddha, mi inchino a Te oh Buddha, mi inchino a te oh Grande Essere Illuminato della Terra, perché il Buddha veniva dalla Terra e si è illuminato sulla Terra, dimostrando che la via dell’Illuminazione è la vera dottrina. Una mente illuminata sfugge alle problematiche e alla sofferenza.

I Suoi insegnamenti

Il Buddha si illuminò a Bodh Gaya, in India, seduto sotto l’albero di Pipal o Bodhi (risveglio, illuminazione), una pianta religiosa molto pregata in india.

Dopo essersi illuminato, mentre era ancora assorto nella profonda meditazione, il cielo si fece scuro e una pioggia portentosa cominciò a scendere sulla terra. Era iniziata la stagione dei monsoni, che in Asia a volte durano anche una settimana. Il Buddha si trovava in una zona della foresta dove non c’erano alberi e non era protetto in alcun modo, ma la Sua frequenza cardiaca di Essere elevato attrasse tanti animali di ogni genere che, nonostante la forte pioggia, gli rimasero vicini e lo circondarono, perché anche solo rimanendo immobile e meditante irradiava una grandissima Luce.

Ad un certo punto arrivò un enorme cobra, un Phaya Nak letteralmente “il signore dei Naga”, un membro della “famiglia reale” dei Naga. Si tratta di serpenti di dimensioni e forza superiori ai Naga e sono rappresentati sia ad una testa, sia a molte teste, solitamente 5 o 7. Chi lo vide giungere si spaventò e avrebbe voluto intervenire, temendo che il cobra potesse ucciderlo, ma nessuno riuscì a muoversi: una forza invisibile li respingeva e non consentiva loro di avvicinarsi al Buddha ed al cobra.

Il cobra scivolò alle spalle del Buddha e aprì le sue sette teste, coprendo sia la testa che il corpo del Buddha per proteggerlo dalla pioggia e vi rimase finché la pioggia non terminò. A Bodh Gaya c’è una statua del Buddha e del cobra in un lago artificiale che ricorda questa vicenda.

Il Buddha infine inizia a camminare e giunge dopo molti giorni a Sarnath, nelle vicinanze di Varanasi, l’antica Benares, la città dei grandi Maestri come Lahiri Mahasaya e qui tiene il Suo primo Thamma, il Suo primo insegnamento a cinque monaci: le Quattro Nobili Verità, fondamentali nel percorso dell’Illuminazione, che conducono alla via della non-sofferenza.

La Prima Nobile Verità – La Nobile Verità della Sofferenza

La vita comporta sofferenza, nascita, vecchiaia, malattia e morte. Questo è il ciclo dell’uomo su questo pianeta Terra: bisogna prenderne consapevolezza perché la sofferenza è comune a tutti gli esseri umani.

La Seconda Nobile Verità – La Nobile Verità dell’Origine della Sofferenza

La sofferenza risiede nel desiderio, nell’attaccamento verso i piaceri dei sensi o nel volere che le cose siano diverse da quello che sono e desiderare di cambiarle.

La Terza Nobile Verità – La Nobile Verità della Cessazione della Sofferenza

La sofferenza termina con la cessazione del desiderio, con il lasciare andare il senso di attaccamento, portandolo ad un livello di perfetta coscienza, perché secondo il Buddha il desiderio è la radice della sofferenza. Più desideri, più soffri: smetti di desiderare e rimani nell’accoglienza, nel flusso del destino che ti deve portare avanti comunque nella tua vita, ma il desiderare mette in gioco l’ego, mentre rimanere in uno stato di attesa degli eventi che giungono verso di noi senza desiderarli, è una via liberatoria secondo il Buddha; desiderare il bene degli altri, invece, è un desiderio giusto, che ci fa progredire. In questo modo si ottiene l’Illuminazione, il Nirvana, abbandonando l’illusione che ci sia un Sé indipendente.

Una persona illuminata è definita anche Arahant, il perfetto, colui che ha raggiunto la liberazione seguendo l’insegnamento e mettendolo in pratica tramite il proprio sforzo.

La Quarta Nobile Verità – La Quarta Nobile Verità del Sentiero che conduce alla Cessazione della Sofferenza, è il Sentiero della Perfezione, l’Ottuplice Sentiero

Saggezza:                 retta comprensione – retta aspirazione

Moralità:                  retta parola – retta azione – retti mezzi di sostentamento

Concentrazione:    retto sforzo – retta consapevolezza – retta concentrazione

L’Illuminazione si ottiene tramite un addestramento graduale, sul quale il Buddha fonda la Sua dottrina. Tutti i Suoi monaci seguivano un addestramento graduale divisi per livelli quando il Buddha donava il Suo Thamma: i monaci più saggi a destra, quelli che avevano appena iniziato a sinistra.

La sofferenza secondo il Buddha non è da intendersi solo a livello fisico, ma soprattutto a livello interiore, più emozionale e mentale: nessuno vuole soffrire, ma esistono degli attaccamenti molto forti a concetti ed azioni che sono all’origine della sofferenza, come ad esempio l’attaccamento al proprio aspetto fisico, alle relazioni, agli oggetti.

Esistono poi quelle sofferenze che non riconosciamo perché non comprendiamo ciò che veramente ci tormenta l’anima, ma concentrandosi, entrando in uno stato meditativo profondo si trova la chiave dei veri tormenti interiori e si riesce allora a sciogliere, liberare questi tormenti, perché l’anima finalmente si trova in uno stato illuminato. Si soffre maggiormente nell’anima che nel fisico, perché la sofferenza fisica è la risposta al tormento dell’anima: il corpo si ammala perché l’anima non riesce ad evolversi ed a realizzarsi.

Buddha Thamma Sankha

Il Buddha pronunciò queste parole: Buddha Thamma Sankha

La vita è illuminazione: Buddha

La vita è parola, insegnamento, dottrina: Thamma

La vita è monachesimo: Sankha

 

Canto al Buddha

Phutthang Saranang Khajami

Thammang Saranang Khajami

Sankhang Saranang Khajami

Le parole di questo canto significano: mi inchino, mi offro alla Buddhità del Buddha, mi rifugio nel Buddha, mi inchino alla dottrina, all’insegnamento lasciato, mi rifugio nel Suo insegnamento, ai sutra, gli scritti che lasciò sulle foglie di Bodhi, cioè che la verità è sofferenza, che la sofferenza vive in ogni uomo e che arriva dal desiderio, che può essere curato, eliminato seguendo ed osservando la dottrina.

Grazie a coloro che rinunciano alla materia e scelgono di seguire la via dell’Illuminazione e servire il Thamma, l’insegnamento del Buddha, noi oggi abbiamo a disposizione la dottrina proprio grazie a quei primi monaci che il Buddha ordinò, che furono più di 15000; grazie a loro ed ai monaci custodi della dottrina, dell’insegnamento spirituale del Maestro, il Suo Thamma è giunto fino a noi.

Il Buddhismo è una filosofia molto concreta: se smetti di desiderare la tua sofferenza si affievolirà. Attraverso questo semplice canto, le sacre parole lasciate dal Buddha, tutto dentro di noi si scuote: nella dottrina che etericamente ti viene trasmessa ti giunge la Luce del Buddha e ognuno può essere contributo per sé stesso e per il mondo, come affermava Gandhi: sii tu la pace che tuo fratello vuole vedere nel tuo cuore.

 

Articolo redatto da Swami Amrirananda Davide Russo Diesi | Certified Yoga Teacher RYT-500 Yoga Alliance USA – Yogasthali Yoga Society, INDIA.

Istruttore Yoga Davide Russo Diesi

Istruttore Yoga Davide Russo Diesi