Il ruolo delle emozioni e dell’intelletto

Ogni individuo ha delle emozioni e, in varie occasioni, riesce a provare come una forte sensazione di calore o ardore che scaturisce dal di dentro. Tuttavia, alcune persone sembrano fredde e senza emozioni. Di fronte agli eventi della vita esse sembrano incapaci di esprimere il proprio fervore ed i propri sentimenti. Quando osservano un bellissimo fiore, da un punto di vista dell’intelletto, ben comprendono tale bellezza ma, da un punto di vista emozionale, non sono capaci di mostrare alcun sentimento. Allo stesso modo, quando queste persone sono spettatrici di un meraviglioso tramonto o di uno spettacolo che toglie il fiato, provano certamente stupore ed ammirazione da un punto di vista razionale ma non sono capaci di farne esperienza a livello emotivo. La stessa cosa succede in un rapporto sentimentale o sessuale. Perché? Perché l’individuo è sopraffatto dall’ intelletto. Non si tratta di non avere ardore o emozioni! Ardore ed emozioni sono nel proprio intimo, protetti e chiusi.

L’intelletto è inefficace nell’esprimere emozioni. E’possibile raccontare in tutti i suoi dettagli la bellezza di un fiore, scrivere pagine e pagine sulla sofferenza dell’umanità, o comporre volumi con versi sull’amore per Dio, e mai sentirli! Quando si partecipa ad un satsang voi tutti siete coinvolti dal calore e dall’intensità dell’emozione. L’intelletto è improduttivo in tal circostanza poiché nulla di intellettuale o logico prevale: c’è solo fede e compassione.

Così quando un individuo emozionalmente freddo è esposto a quel calore e a quell’intensità, sopravviene una sorta di esplosione, un brivido e tutte le emozioni soppresse emergono. Mi è capitato di vedere molti fare tale esperienza durante i kirtan (canti devozionali indiani). I loro occhi iniziavano a diventare lucidi, alcuni singhiozzavano, altri piangevano, altri ancora avevano tremiti o perfino mancamenti. Non è una esperienza spiacevole, né tantomeno dolorosa o inquietante. Diciamo che è semplicemente un’esperienza molto intensa. In questi stati emozionali, sia muladhara chakra o gli altri chakra, sia le nadi sono coinvolte. Ed è per questa ragione, che ognuno dovrebbe partecipare ed aprirsi durante i satsang (insegnamenti di un Maestro).

Vi dirò qualcosa di me. Fin dagli inizi della mia vita, sono sempre stato uno che controllava e conteneva le emozioni. Ad esempio, se qualcuno che conoscevo, anche molto bene, moriva, io potevo al massimo scrivere un biglietto di condoglianze. Dinnanzi a ogni tipo di sventura o traversie, disapprovazione o palesi critiche nei miei confronti, non mi impensierivo né mi inquietavo. Persino quando qualcuno a cui avevo prestato dei soldi si rifiutava di renderli io non me ne preoccupavo. Ciò nonostante, quando leggo la storia di Rama, in particolare alcuni passaggi, io inizio a commuovermi come un bambino. Ho sempre affrontato gli eventi della vita da un punto di vista intellettivo, sebbene possa piangere come una mamma per il suo figliolo.

Ho compreso che le emozioni hanno un senso solo per il bhakti yoga (yoga della devozione) e non per le piccole cose terrene. La natura vi ha dotati di intelletto per affrontare le questioni mondane. Voi potete amare e odiare con la testa, ma il cuore deve essere riservato ad una cosa sola. Quando voi sentite la gloria di Dio, quando voi cantate il Suo nome, quando narrate o udite le Sue storie o quando voi vi trovate in compagnia di un saggio o un santo, voi dovrete chiudere le porte dell’intelletto e far emergere le vostre emozioni.

Io ne ho fatto tesoro ed esperienza nel corso della mia vita e, se solo ci provaste, prenderete coscienza che ogni situazione può essere gestita per mezzo del processo intellettivo. Andare in ashram (luogo dove vive di norma un Guru o un Maestro risvegliato), vivere con i discepoli, ricevere denaro o rinunciarvi, dare consigli, avere rapporti interpersonali, tutto è un affare intellettivo. Le emozioni non devono essere impiegate e sprecate per queste faccende ma risparmiate.

Immaginate di avere un topolino nella vostra cucina e, quindi, di dover sbarazzarvene. Non avete di certo bisogno di un fucile! Ecco, allo stesso modo, per trattare le piccole cose della vita non dovete sprecare le vostre emozioni. I rapporti con l’intero creato sono superficiali nel senso che questi non possono né devono andare in profondità e mettere radici nella sfera delle emozioni. Laddove quest’ultime vengano preservate e riservate ad un solo scopo, esse costituiranno un celere veicolo che vi condurrà dritti ad esperienze elevate.

Il motivo per il quale le persone non riescono a fare questo tipo di esperienze è che esse dirigono le proprie emozioni alle cose mondane ed il loro intelletto a Dio. E, in questo, modo, esse falliscono in entrambi i casi. Se voi donate le vostre emozioni e la vostra personalità a questo mondo sappiate che esso non vi riserverà alcun dividendo ma solo delusioni, frustrazioni, depressione, disillusione e malattia. Se voi donerete il vostro intelletto a Dio, sappiate che non andrete da nessuna parte. Voi avete delle idee bizzarre su Dio: pensate di dover pregare, pregare e pregare, ma per quale utilità? In tal modo, è facile fallire sia sul piano spirituale che empirico, mondano. Quindi, ribaltate la situazione: l’intelletto per il mondo e le emozioni per Dio.

Sperimentate l’essere freddi e distaccati nelle faccende della vita, ed aperti alle emozioni durante i satsang, come un bimbo innocente senza considerare il pensiero o l’opinione altrui vi salverà da ritrovervi senza una vera esperienza di Pura Gioia Interiore.

Edizione speciale di “Yoga & Health” per “YOGA 91”, International Yoga Health Convention at Miami, Florida, USA, 24-25 agosto 1991, riadattato da Swami Amrirananda con nuovi testi per la migliore comprensione del tema trattato.